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Italian Grape Ale

Il geniale incontro tra birra e vino
22.03.2021
9 min.
Penso che ormai l’abbiate capito: a noi la birra sta molto a cuore! Ma c’è una cosa a cui teniamo ancora di più, ossia far conoscere le eccellenze italiane. Dopo aver raccontato delle birre artigianali e dei molti microbirrifici nel nostro paese, oggi vogliamo presentarvi un prodotto innovativo, di recente ideazione e firmato “Made in Italy”: la Italian Grape Ale.



Mai sentito parlare di Italian Grape Ale?

Si sa, in Italia la tradizione vitivinicola è antichissima e profondamente radicata nel territorio. Per questo motivo, da secoli abbiamo sempre preferito un buon calice di vino a qualsiasi altra bevanda alcolica.
Il settore della birra però si è andato affermando in anni recenti, tant’è che la produzione, il consumo e l’esportazione di tale bevanda sono in costante aumento: pensate che nel 2019 abbiamo prodotto ben 17 milioni di litri di birra e ne abbiamo consumati più di 20!

Ciò ha dato un importante impulso alla proliferazione dei microbirrifici: piccole realtà locali che contribuiscono a diffondere e a sviluppare la tradizione birraia attraverso la produzione di bevande di eccellente qualità. Ecco che i mastri birrai dimostrano la loro grande capacità di coniugare questo mondo con le materie prime locali: è proprio in tale ambito che è nata la Italian Grape Ale (detta anche IGA), il primo stile di birra tutto italiano riconosciuto nel 2015 dal Beer Judge Certification Program nella categoria “Fruit beer”! È giovanissima: è stata prodotta per la prima volta nel 2006 da Nicola Perra, mastro birrario del Birrificio Barley, in Sardegna. Nicola ha avuto l’illuminazione di aggiungere il mosto cotto delle uve del vitigno locale a bacca nera Cannonau nella produzione di una Imperial Stout, vale a dire una birra molto alcolica e dal colore nettamente scuro.



Come viene prodotta?

La produzione della Italian Grape Ale non è regolamentata, per questo motivo è possibile aggiungere uva, vinacce o mosto (cotto o fermentato) nella percentuale desiderata, la quale, in ogni caso, solitamente non supera il 40%. Inoltre, il prodotto vitivinicolo può essere aggiunto in diversi momenti, ad esempio durante l’ebollizione o la fermentazione della bevanda. Infine, è possibile utilizzare qualsiasi tipologia di uva e ciò rappresenta un punto di forza, proprio perché – grazie all’enorme varietà di uve autoctone e sapori che caratterizza l’Italia – basterà spostarsi un po’ per trovare una birra dalle caratteristiche peculiari e uniche, riflesso e sintesi della tradizione e delle materie prime del suo territorio.
Ma non finisce qui, perché anche l’utilizzo delle altri componenti della IGA possono variare da un birrificio all’altro: innanzitutto, c’è chi utilizza il normale lievito di birra (Saccharomyces cerevisiae), chi utilizza quello della vinificazione e addirittura chi sceglie di non utilizzarne alcuno e lasciar fare alla natura. Variano inoltre la tipologia e la quantità di luppolo e malto utilizzato. Insomma, ognuno fa un po’ come gli pare, ma nella maggior parte dei casi il risultato è sorprendente!

Le caratteristiche principali

La IGA, in linea generale è una birra rinfrescante, acidula e fruttata, anche se il sapore varia molto proprio perché dipende dai numerosi fattori che ho appena descritto: maggiore sarà la percentuale di uva aggiunta e maggiore saranno i suoi sentori nel prodotto finale, che dipendono anche dalla tipologia di uva utilizzata; le bacche bianche conferiranno sapori più delicati con aromi fruttati di pesca, albicocca e ananas, mentre quelle rosse più persistenti e decisi, con note di frutta rossa. Dunque, non esiste un sapore universale per questa birra, che può più o meno fruttata, speziata, aromatica o acidula. Anche il colore non è uniforme, ma varia dal dorato al marrone e il grado alcolico si aggira tra i 4 e i 10 gradi.

Cinque IGA di successo

Vi vogliamo ora ispirare con cinque tra le più famose (e forse più buone) IGA prodotte da birrifici artigianali italiani:

Abbiamo già citato precedentemente il birrificio sardo Barley, il quale vanta la paternità di questo stile di birra, grazie alla produzione della BB10, ossia la prima IGA mai esistita, che viene arricchita con la sapa di Cannnonau. Ma non si sono mica fermati qui: hanno infatti prodotto ulteriori tipologie di tale bevanda, tra cui la BB9, che prevede l’utilizzo di sapa di Malvasia; e la Bbevò, con mosto cotto di uva Nasco, vitigno a bacca bianca coltivato nei dintorni di Cagliari, dove sorge il birrificio. Nello specifico, la BB9 sprigiona all’olfatto note molto intense di frutta esotica, mentre al palato risulta essere altrettanto fruttata, lasciando poi spazio a un retrogusto amarognolo, speziato e pepato; la seconda invece sia al naso che alla bocca sprigiona note di uva bianca, marasca e mandorla amara.

Spostiamoci ora nel Lazio, in provincia di Rieti, dove nel 2005 è nato il birrificio Birra del Borgo che ci regala L’Equilibrista, una IGA fuori dagli schemi. Proprio così, perché viene realizzata con una percentuale pari al 60% di mosto di birra e un ulteriore 40% di mosto Sangiovese, vitigno a bacca nera. Ma non è tutto: successivamente, si procede seguendo le fasi del famoso “metodo classico” utilizzato per la produzione dello Champagne, ossia la sboccatura e l’aggiunta di liqueur d’expedition.
Il risultato è complesso: al naso spiccano sentori vinosi, di erbe, di fiori e di miele, la cui dolcezza si ritrova anche al palato, bilanciata però da note acidule. Decisamente da non lasciarselo scappare!

Spostandoci più a settentrione, in provincia di Cuneo troviamo il Birrificio della Granda, che si è aggiudicato nel 2014 il premio “Italy winner” del World Beer Award nella categoria “Fruit/Vegetable”, grazie alla sua Alchemy, una IGA di tutto rispetto, la cui produzione prevede l’aggiunta di mosto d’uva dei vitigni Moscato, che dona al prodotto finale delle note vinose persistenti, oltre che sentori minerali e aciduli. È una birra che va degustata lentamente, di certo sarebbe impegnativo scolarsela tutta d’un fiato, ma è perfetta in quelle lunghe serate passate con gli amici a discutere sul senso della vita.



Costa Vescovato è un piccolissimo paese del Piemonte che conta solo 324 abitanti e proprio qui, tra colline e torrenti, sorge il birrificio Gedeone, noto per produrre l’inimitabile Per Bacco! Si tratta di una IGA biologica, che contiene solo uve aromatiche provenienti dai vitigni di una cooperativa agricola della zona; nello specifico, viene utilizzato il mosto della Malvasia, del Brachetto e del Moscato d’Amburgo. Che dire, il risultato finale prevede una spiccata acidità al palato con un retrogusto che ricorderà uno spumante; all’olfatto invece è ben presente un intreccio tra le note erbacee del luppolo e quelle fruttate dell’uva.

Cos’altro ci si può inventare, dopo le uve bianche, rosse, e addirittura il metodo classico utilizzato per la produzione dello Champagne? Ma la creatività dei nostri mastri birrai non ha fine. Pensate che c’è anche una IGA rosé. La troviamo in Toscana, più precisamente a San Cassiano di Moriano (LU), presso il birrificio Bruton, dove si produce la peculiare Limes rosa. Si tratta appunto di una birra in stile IGA a cui viene aggiunto, durante la fase di fermentazione, il mosto Sangiovese vinificato in rosé. Perfetta da gustare durante l’aperitivo, si contraddistingue per delle note di frutta rossa, seguite da leggeri e piacevoli sentori minerali.

E voi, quale tra queste IGA vorreste assolutamente provare? Fatecelo sapere perché noi non riusciamo proprio a scegliere!
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