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Pasta del cornuto

Burro e parmigiano… mica male se fatta bene però!
11.11.2020
8 min.
Oggi è san Martino, giorno che in molte parti d’Italia si associa ancora all’Estate di San Martino e a tante tradizioni gastronomiche. A Venezia ad esempio i bimbi vanno in giro battendo mestoli, coperchi e pentole e ricevono il tradizionale cavallo in pastafrolla decorata. Ma in molta parte d’Italia San Martino è anche detto: il giorno dei cornuti!

Chi è San Martino?



San Martino, o Martino di Tours, visse nel tardo impero romano, durante il IV secolo. Nato in Pannonia (attuale Ungheria), visse a lungo in Gallia (attuale Francia) dove morì. La devozione popolare – sia nella chiesa cattolica che in quella ortodossa – verso questa personalità è antica e ampiamente attestata già nell’alto medioevo. In Europa si trovano numerose chiese a lui dedicate, molti sono i paesi e i villaggi chiamati in suo onore, e tantissimi sono i racconti sui miracoli attribuiti al santo e sulle sue gesta. L’11 novembre si celebra la festa di San martino, e in tutta Europa sopravvivono tradizioni – anche culinarie – in suo onore. Famoso è il detto “a San Martino ogni mosto diventa vino" – poiché questa data è simbolicamente associata alla fine della maturazione del vino nuovo. In Sicilia i biscotti di San Martino sono abbagnati nn'o muscatu (inzuppati nel moscato di Pantelleria). Hanno forma di pagnottella rotonda, sono grandi come un'arancia e vengono insaporiti con semi d'anice o di finocchio selvatico. Nel Salento si organizzano imponenti banchetti a base di carne, castagne, pittule e, chiaramente, vino.

Ma perché San Martino è associato al tradimento?



Tra le tante doti e virtù del santo, ve n’è però una decisamente inusuale. Egli è il santo patrono dei mariti traditi – o meglio, il santo dei cornuti. In giro per il web si trovano molte teorie. Una mette in relazione le fiere del bestiame – che nel mondo gallo-romano si tenevano a metà novembre, e spiega la festa dei cornuti sia come riferimento alle corna degli animali, come un momento durante il quale le mogli rimaste a casa avrebbero avuto occasioni di tradimento. C’è anche chi sostiene che l’associazione tra il santo e il tradimento coniugale nasca dal fatto che novembre era il mese durante il quale i celti festeggiavano l’arrivo dell’anno nuovo, e la festa pagana che si protraeva per una dozzina di giorni aveva carattere orgiastico. C’è anche chi – esagerando a nostro avviso – cerca una spiegazione nella mitologia greca, e nel racconto di Minosse, re di Creta, che ricevuto in dono un toro da Poseidone, non lo sacrificò al dio come avrebbe dovuto e questi, per vendetta, ispirò passione verso il toro in Pasifae, moglie di Minosse, la quale finì per accoppiarsi con l’animale, dando origine al Minotauro. C’è anche una leggenda, che appare però molto tardi ed è quindi probabilmente apocrifa, che racconta come San Martino fosse molto protettivo nei confronti della sorella, che arrivava a portare sulle spalle per evitare che venisse “circuita” dagli abitanti ti Tours. Si racconta anche che la ragazza, però, trovasse spesso un modo di sfuggirgli e andare a divertirsi. Il santo è anche patrono dei soldati e dei viaggiatori, e forse proprio qui nasce l’idea del protettore dell’infedeltà, poiché sia i soldati che i viaggiatori passavano lunghi mesi lontani da casa e qualche moglie avrebbe potuto stancarsi di aspettare. Ciò che è certo, comunque, è che l’espressione cornuto in italiano deriva dal francese antico. Già nel XIII secolo è attestata la parola "cornart", che vuol dire sia tradito, sia imbecille: così del resto venivano considerati, nel medioevo, i mariti traditi, al punto di essere oggetto di crudeli scherzi e sberleffi. Escorner, nel senso di “ridicolizzare” è una parola attestata dal XV secolo.

E la pasta del cornuto?

Sono ancora vive in tutta Italia numerose tradizioni goliardiche: quella di regalare o far trovare un paio di corna agli amici è probabilmente la più semplice. In Romagna, a Sant'Arcangelo per la precisione, il giorno di San Martino si appendono delle grandi corna riccamente decorate, sotto l’Arco di piazza Ganganelli, in occasione della fiera detta il Palio della Piadina. La tradizione vuole che esse oscillino al passaggio, appunto, dei cornuti. Nel nostro Abruzzo, nel paese di San Valentino, in quei giorni si organizza la divertentissima Processione dei Cornuti, un corteo burlesco al quale partecipano un po’ tutti gli uomini del paese, che si consolano poi con il buonissimo spezzatino di San Martino, con castagne e ovviamente con il vino novello. Un altro corteo molto goliardico è quello che si organizza annualmente a Rocca Celentano, in provincia di Roma, per la festa de dei Cornuti della anche la Sagra della Rola.



E un po’ dappertutto, in Italia, si trova una ricetta detta “la pasta del cornuto”. Beh, a Napoli in realtà la chiamano “spaghetti dello scapolo”. L’idea è semplice, e spesso gustosissima. Si tratta generalmente di una ricetta facile da fare, che sottintende un uomo solo o un uomo di cui nessuno si occupa. Per lo più, quando si parla di pasta del cornuto ci si riferisce a pasta con burro e parmigiano. Alcune varianti prevedono le cipolle rosolate. Ma non mancano altre ricette, sempre veloci e poco faticose, a volte un po’ tristi. Come a Trento, dove la minestra del cornuto, anche detta brodo dei bechi, è la pastina nel brodo fatto col dado. Come a dire: c’è chi il tradimento lo prende con filosofia, consolandosi con una pasta semplice ma molto saporita, e chi invece s’intristisce e annega i suoi dolori nel brodo liofilizzato.
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