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Birre artigianali italiane... che passione!

Sperimentazione e ingredienti insoliti per uno stile tutto italiano
23.12.2019
13 min.
Dopo una passeggiata in giro per il centro di Roma – bellissimo come sempre – con amici Inglesi, qualche giorno fa, ci siamo seduti per un aperitivo e il discorso è finito sulle birre artigianali.
Esiste la birra artigianale italiana? Mi hanno chiesto, stupiti. Ebbene si!
Ed anche se la risposta può sembrare scontata, ricordiamoci che fino alla metà degli anni Novanta nel “Bel Paese” a riguardo vi era pressoché il deserto (a parte due brevi parentesi nei primi anni Ottanta, una a Sorrento e l’altra sul lago di Garda).

Nel 1995 venne resa legale la produzione di birra in casa a fini non commerciali; solo nel 1996 vennero alla luce i primi piccoli birrifici italiani, sei per l’esattezza e quasi tutti al nord: Baladin a Piozzo (CN), Beba a Villar Perosa (TO), Birrificio Italiano a Lurago Marinone (CO), Birrificio Lambrate a Milano; tranne il birrificio Turbacci che aprì nel Lazio, alle porte di Roma.
Marchi che ancora oggi sono sulla cresta dell’onda.

Oggi le cose sono radicalmente cambiate, la birra artigianale italiana si è guadagnata la scena internazionale e si contano più birrifici che in Belgio!
Il “Made in Italy” è diventato simbolo di innovazione e originalità in questo settore e, se è vero che quella della birra non è una tradizione nostrana e che molti produttori hanno iniziato ispirandosi ai grandi classici mondiali, è anche vero che noi italiani siamo andati ben oltre: birre alle castagne, al farro, alla frutta (ciliegie, mirtilli, melograni, gelsi e così via), alle spezie come genziana e vaniglia, birre fermentate con lieviti da vino o da champagne, birre al caffè, insomma non c’è limite alla fantasia!



E si sta facendo molto anche per ottenere malto e luppoli autoctoni. Mentre, infatti, nei Paesi di grande tradizione birraia come Inghilterra, Belgio e Germania è ben definibile la “territorialità” delle birre, in Italia troviamo molti impianti diversificati, tecniche produttive all’avanguardia, ma la quasi totale assenza di materie prime che sono per lo più di provenienza estera.
Oggi gli impianti dove si produce la birra artigianale italiana sono più di mille se si contano anche i produttori che si appoggiano a impianti di altri birrifici e la quota di mercato che ricoprono al momento è del 3,5%.
Questi dati sono incoraggianti se rapportati a ciò che è successo negli Stati Uniti dove i primi produttori di birra artigianale sono comparsi già negli anni Settanta e oggi occupano il 13% del mercato nordamericano.


Uno stile tutto italiano.

La giovane età della birra artigianale italiana e le dimensioni piuttosto piccole dei birrifici presenti sul territorio, offrono un panorama differente rispetto a quello belga o anglosassone. Ma gli artigiani italiani sono stati talmente bravi nella scelta di particolari materie prime, basti pensare alle pesche di Volpedo o ai Ramassin della Val Bronda, che le birre di punta tengono ampiamente testa (e spesso superano) i grandi classici mondiali.

Ma qual è il segreto del successo delle birre italiane? Semplice, la sperimentazione. Soluzioni tecniche incentrate sulle attività produttive e sull’aggiunta d’ingredienti insoliti da associare a malto, acqua e lievito.
 E’ il caso del processo Dry Hopping, che si ottiene aggiungendo il luppolo a mosto freddo, in modo da fornire alla bevanda un profumo floreale e un gradevole aroma luppolato, molto gradito dagli amanti della birra artigianale.
A livello organizzativo si sono affermate quattro tipologie di microbirrifici: birrifici artigianali con produzione senza mescita; brewpub, con produzione di birra affiancata da servizio pub o ristorazione; beer firm ed i più recenti birrifici agricoli, una peculiarità tutta italiana introdotta con un decreto ministeriale nel 2010, per cui la produzione della birra deve risultare attività connessa all’esercizio dell’agricoltura, ovvero gli ingredienti principali devono essere ricavati prevalentemente (almeno per il 51%) da prodotti ottenuti in azienda.
Il risultato è un’ampia gamma di birre, spesso non filtrate, non pastorizzate e senza conservanti; molto versatili, utilizzate anche per cucinare.



Uno dei birrifici artigianali più vecchi d’Italia è Uno in Piemonte, ma vale la pena sicuramente nominare anche il Birrificio Foglie d’Erba, in Friuli Venezia Giulia; il Birrificio Italiano in Lombardia; il Birrificio dell’Eremo in Umbria e molti altri, per un tour che attraversa l’Italia in lungo ed in largo! Il tasso esponenziale con cui stanno crescendo i micro-birrifici in Italia infatti non si può ignorare, così come l’apprezzamento per le produzioni artigianali: il forte legame con le stagioni permette di avere una rotazione regolare di ingredienti, come i carciofi e le castagne, che usati intensamente hanno dato vita a stili completamente nuovi, come le Italian Grape Ale, preparate con mosto, saba e uva. Vi promettiamo che parleremo di quest’ultimi - perché meritano un post tutto loro!  


Ma cos’è la birra artigianale?

La definizione di birra artigianale, nel corso degli anni, è stata interpretata in modi diversi, indicando con questa espressione, in certi casi, anche birre che di artigianale hanno poco o niente. Nel definirla, l’associazione di categoria Unionbirrai rimanda ai decreti legislativi che hanno regolamentato il settore e ricorda che la birra artigianale è quella prodotta da piccoli birrifici indipendenti senza subire processi di pastorizzazione e microfiltrazione nel corso della fase di produzione.

Il birrificio, oltre a non essere controllato da aziende esterne e avere impianti propri con apposita licenza doganale, per definirsi piccolo non può produrre più di 200 mila ettolitri di birra all’anno. Unionbirrai ha realizzato recentemente il marchio Indipendente Artigianale per distinguere i prodotti di qualità dei propri affiliati da quelli delle catene industriali che cercano di imitarne la fattura o che hanno acquistato alcuni piccoli birrifici facendo perdere loro il requisito di indipendenza.

L’introduzione del marchio si è resa indispensabile vista l’enorme e rapida crescita del numero di produttori che si è verificata negli ultimi anni. La stessa associazione provvede a effettuare ispezioni a campione per individuare eventuali infrazioni e mantenere alto il livello di qualità della produzione certificata.



Birre artigianali italiane: le premiate.



Nel panorama italiano sono stati istituiti negli ultimi anni alcuni premi e riconoscimenti per valorizzare il lavoro dei birrifici artigianali e per spingerli a migliorare sempre più il livello qualitativo della loro produzione. Unionbirrai organizza ogni anno, da 14 edizioni, il concorso Birra dell’Anno che suddivide le migliori birre artigianali italiane in 41 categorie e le giudica grazie all’intervento di 100 esperti di fama mondiale. Nel 2019 hanno partecipato alla selezione 327 birrifici che hanno presentato 1.994 birre, un numero notevolmente superiore a quello dell’anno precedente, dimostrando quanto il mercato delle birre italiane artigianali sia attivo e fiorente.

Nell’ultima edizione del premio, a conquistare la prima posizione assoluta è stato il birrificio marchigiano Mukkeler. Anche FederBirra, da ormai quattro anni, propone un premio che coinvolge i produttori di birra artigianale, il Best Italian Beer che nelle 44 categorie assegna Luppolo d’Oro, d’Argento e di Bronzo.

Il premio generale, la Spiga d’Oro, è stato consegnato, nell’ultima edizione del 2019, al birrificio Soralamà per la birra Slurp. Un premio di natura diversa è il Birraio dell’anno, ideato da Fermento Birra, che si propone come il Pallone d’Oro della birra.
A differenza dei due premi citati in precedenza, questo riconoscimento non valuta la qualità di una specifica birra artigianale, ma il lavoro annuale di un birraio nel suo complesso per evitare di dare risalto solo alle cosiddette birre da concorso che difficilmente poi si troverebbero sul mercato. Tra i vincitori degli ultimi anni citiamo Fabio Brocca del Birrificio Lambrate che ha alzato il trofeo nel 2015, Josif Vezzoli che produce la Birra Elvo nel 2017 e Marco Valeriani del Birrificio Hammer con la sua doppia vittoria nel 2016 e nel 2018.

La birra artigianale italiana negli ultimi anni è stata riconosciuta anche a livello europeo e mondiale con alcuni premi conquistati in occasione di concorsi importanti quali l’European Beer Star di Norimberga e il Brussels Beer Challenge organizzato nella capitale belga. Nonostante la concorrenza crescente da parte soprattutto di birrifici dei Paesi emergenti, i piccoli produttori italiani anche nell’ultimo anno sono tornati a casa con una serie invidiabile di successi a riconferma della qualità della birra artigianale italiana.


Le occasioni di degustazione.



Oggi, solo in Italia, si contano centinaia di eventi dedicati alla birra: un’offerta impressionante dove trovano posto festival, eventi tematici e fiere di settore. Alcuni sono ormai ben affermati, come ad esempio il Genova Beer Festival o l’Eurhop! Roma Beer Festival ed altri appuntamenti del settore si stanno facendo strada in questi anni: la Fiera della Birra Artigianale di Santa Lucia di Piave (TV), alla sua settima edizione, o, per spostarci in Toscana, il Beeriver, festival realizzato negli spazi della Stazione Leopolda di Pisa attorno alla metà di maggio.

Alla sua seconda edizione, invece, troviamo a Fermo (nelle Marche) il BeerDays, Festival della Birra Artigianale Italiana che si tiene solitamente alla fine di aprile. Al Parco della Musica di Padova si svolge il Birritalia, festival dei birrifici artigianali italiani con più di 100 birre da degustare, tutte rigorosamente italiane. Vale la pena segnalare, inoltre, gli eventi organizzati direttamente dai birrifici per festeggiare il loro compleanno, una tradizione tutta italiana che ha però grande richiamo anche all’estero. Il più datato è sicuramente Birre della Merla, nato 13 anni fa a Montegioco (AL), si tiene all’aperto nel fine settimana più vicino ai giorni della merla, i più freddi dell’anno! WoodsCrak si tiene, invece, a fine maggio al Parco Fenice a Padova, per festeggiare il compleanno del birrificio Cr/Ak: in tre anni è diventato un appuntamento di grande richiamo, con birrifici anche stranieri, collaborazioni, ed eventi collaterali. Scendendo al Sud, ad agosto troviamo il Birranova Beer Fest, un evento di riferimento in Puglia che coinvolge tutto Triggianello, il paese in cui si trova il birrificio Birranova e dove si possono bere birre locali e non, tra performance musicali, stand del cibo, laboratori e altro ancora.


A voi la scelta, quindi, ed in alto i calici (di birra, si intende)!
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